Restauro affreschi e dipinti murali
Il tempo è un pittore raffinato, lascia segni e patine morbide sulle superfici, che donano fascino ed autenticità. “Restaurare” conservando le tracce di questo passaggio nel tempo, prolungando l’esistenza dell’opera, è l’obiettivo da raggiungere.
Fase 1 – Osservazione e diagnosi
Prima di metter mano su di un’opera, essa viene sottoposta ad una scrupolosa osservazione ed indagine storica durante la quale si cercano preziose informazioni. Le più utili ai restauratori riguardano le composizioni dei materiali ed il loro stato di conservazione.
Spesso sulla superfici resta traccia d’ogni evento. In questa fase si eseguono una serie di analisi non invasive: foto a luce radente, radiografia ai raggi x o la riflettografia infrarossa. Queste ci danno molte informazioni sullo stato di salute e non solo. Portano alla luce molte informazioni sulla vita dell’opera per esempio le stratificazioni e le ridipinture subite nel tempo. Talvolta anche i ripensamenti dell’autore stesso.
In alcuni casi potrebbe essere necessario prelevare un piccolo campione da sottoporre ad analisi di laboratorio.
Fase 2 – Progetto
A seguito dei risultati delle analisi e al termine delle varie operazioni diagnostiche, si prepara il progetto d’intervento.
Questo verrà sottoposto alle autorità preposte, che rilasceranno il permesso per poter procedere ai lavori.
Fase 3 – Restauro conservativo
Si può ora iniziare a metter mano sull’opera. Questa fase essenziale, la più importante, comprende tutte quelle operazioni necessarie a ristabilire equilibrio e resistenza, si potrebbe definire “la cura”.
Si inizia sempre con una messa in sicurezza delle zone maggiormente delicate ed ammalorate. Una pulitura delicata e i consolidamenti che possono essere superficiali o profondi e le stuccature delle lacune, delle crettature per andare a ripristinare gli strati ove mancanti.
Grazie al consolidamento degli strati si può realizzare una pulitura più profonda, si procede dopo aver effettuato i test di pulitura per trovare la soluzione più adatta ad eliminare gli strati di deposito incoerenti con l’opera.
Fase 4 – Restauro estetico
Questa fase, detta anche “reintegrazione pittorica” è una delle ultime fasi del processo di restauro di un’opera ed ha la funzione di ricondurre l’opera ad un’integrità visiva senza che questo voglia dire creare un falso estetico o storico.
Ha il compito di ridurre gli elementi che producono disturbo agli occhi del fruitore, ristabilendo un collegamento cromatico e formale fra le parti interrotte dell’opera senza attuare una ricostruzione ipotetica ed arbitraria.
Ci sono diverse tipologie di integrazione pittorica, che dev’essere riconoscibile e sempre reversibile. Velature, sporchetto, rigatino o puntino, tratteggi e infine dove possibile, mimetica (l’unica, quest’ultima che riproduce fedelmente), il ritocco si mimetizza con l’opera, per cui meno riconoscibile rispetto alle altre, ma sempre reversibile.
L’ultima fase consiste nella stesura degli strati protettivi finali, differenti a seconda delle necessità e caratteristiche della materia costituente l’opera.
Per concludere ritengo utile sottolineare che dal rapporto restauratore-opera d’arte dovrebbe sempre nascere una dialettica continua e metodica che si proponga di rimettere costantemente in discussione ogni risultato precedente per misurarlo con i problemi sempre nuovi, evitando operazioni di routine perché ogni caso è unico.
Alla scoperta del restauro di un affresco
Madonnina del Pilone De Rossi, Caselle
Prima
La cappella era inizialmente un pilone votivo del XV secolo. Nel 1658 ampliata fu costruita la cappella proprio a protezione e celebrazione del Pilone, considerato dalla popolazione luogo di grande valore sacro.
L’odierna cappella conosciuta da tutti come”La Madonnina” è collocata poco distante dal centro storico di Caselle T.se. La tradizione vuole che in occasione dell’assedio di Torino da parte dei francesi nel settembre del 1706 , il territorio circostante alla cappella fosse stato usato per “Il getto dei foghi” a scopo di segnalazione militare è tutt’ora conservato un ex voto datato 1708 a ricordo del passaggio delle truppe francesi.
La costruzione del Pilone in questo luogo non è casuale :sorgeva infatti lungo la strada che congiungeva Torino con le Valli di Lanzo, un passaggio obbligato per molti viandanti.
Posizionato al centro della sala vi è il pilone votivo anticamente chiamato Pillon De Ross, il cui impianto risale , secondo la tradizione locale , al XV secolo.Tutte le pareti sono decorate da pitture ad affresco di gusto tardo quattrocentesco.
I tre lati esterni presentano degli sfondati rettangolari con una notevole rappresentazione della Madonna che allatta il Bambino tra i Santi Giovanni Battista e Benedetto da Norcia.
Dopo
Dopo aver eliminato le tracce degli interventi di restauro realizzati con materiali non idonei, consolidato profondamente e superficialmente, ritoccato quanto possibile, la composizione ha riacquistato una buona lettura e conseguente valorizzazione.







